di Maria Rosaria Attini*
Si è concluso, appena una settimana fa, il Convegno adulti “Con le mani in pasta. Adulti lievito di partecipazione” a Marina di Massa dal 21 al 23 febbraio. Paola Fratini e Paolo Seghedoni, i vice-adulti nazionali, hanno sottolineato che, per quanto la partecipazione sia in crisi, l’adulto oggi può e deve essere protagonista della partecipazione, non solo associativa ed ecclesiale, ma anche e soprattutto sociale, civile e politica.
Nel momento di preghiera iniziale, don Oronzo Cosi, assistente nazionale del settore adulti, ci ha messo in guardia dalle forme di anti-testimonianza che ci allontanano dalla partecipazione e dalla tensione di prendersi cura del bene comune, fornendoci alcuni esempi concreti. Si fa anti-testimonianza quando non mettiamo le mani in pasta, ma la testa sotto la sabbia; quando non trasformiamo i segni dei tempi in segni di speranza; quando riceviamo la Parola dello Spirito, ma ne interrompiamo la diffusione perché presi solo da se stessi. Paolo Seghedoni ha ricordato quanto l’adulto debba rispondere alla chiamata del servizio, come ci ricorda la Lumen Gentium al n. 31, in cui si esorta il cristiano a non essere passivo e a non occuparsi solo del fare, dimenticando l’essere e l’essenza della nostra chiamata. L’adulto di AC, allora, deve essere colui che sa accompagnare e farsi accompagnare, che lascia spazio ma senza mettersi da parte.
Matteo Truffelli, già presidente nazione di AC e attuale presidente della Fondazione “Don Primo Mazzolari”, ha iniziato il suo intervento leggendoci due brani, uno di Vittorio Bachelet (1966) e l’altro di Massimo D’Azeglio (1865), che denunciavano scarsa partecipazione e giovani disinteressati. Dunque le criticità che viviamo oggi, sono le difficoltà di sempre, la crisi della partecipazione è un fenomeno certo, ma non va assolutizzato. E’ fondamentale una lettura attenta della realtà e della storia per arrivare ad un’autentica comprensione dei fenomeni.
Allora quale partecipazione possiamo attuare come adulti, cittadini, cristiani e associati? Partecipare significa non tenersi in disparte, lasciarsi coinvolgere perché ci si sente parte, si prende il carico di qualcosa e se ne ha cura. Si pensa erroneamente che la partecipazione sia una questione che riguardi esclusivamente i giovani che devono ancora costruire il loro futuro. Invece, la partecipazione è la cifra dell’adultità, perché non si è più oggetto, ma soggetto di cura.
E’ fondamentale educarsi alla responsabilità della partecipazione, che è un fatto personale, ma non individualistico perché non si partecipa da soli ma insieme ad altri, in maniera corresponsabile. Non è solo una questione di fare cose ma di prenderne parte, condividere le esistenze delle persone.
L’Azione Cattolica è scuola di partecipazione perchè ci educa alla corresponsabilità, attraverso la formazione e la cura spirituale, è uno spazio di confronto reale e di rilettura critica del tempo che abitiamo oggi.
* incaricata regionale per il Settore adulti




